Codice dell'edilizia, cosa prevede il ddl ora in esame alla Camera

La Commissione Ambiente della Camera esamina il ddl che sostituirà il Testo Unico dell'edilizia del 2001. Stato dei lavori e novità.

26 settembre 2026 10:00
Codice dell'edilizia, cosa prevede il ddl ora in esame alla Camera -
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La Commissione Ambiente della Camera sta esaminando il disegno di legge che dovrebbe sostituire il Testo Unico dell'edilizia del 2001. Il testo, presentato dal Governo il 27 febbraio 2026, ha preso il posto delle proposte concorrenti depositate in precedenza dai gruppi parlamentari ed è entrato nella fase degli emendamenti dopo che la Commissione, il 29 aprile 2026, ha scelto di proseguire i lavori proprio su questa versione.

Il provvedimento, noto come A.C. 2826, delega il Governo ad adottare entro dodici mesi dall'entrata in vigore della legge uno o più decreti legislativi per costruire il nuovo Codice dell'edilizia e delle costruzioni. Non è ancora legge, ma interviene su un impianto che regola da 25 anni permessi, sanatorie e responsabilità tecniche per chi costruisce o ristruttura in Italia, il decreto del Presidente della Repubblica n. 380 del 2001.

Come è arrivato in commissione il nuovo codice

Il percorso comincia il 4 dicembre 2025, quando il Consiglio dei ministri approva con procedura d'urgenza lo schema del provvedimento, poi bollinato dalla Ragioneria generale dello Stato e firmato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Il testo arriva alla Camera il 27 febbraio 2026 a firma dei ministri Matteo Salvini, Elisabetta Casellati e Paolo Zangrillo, come si legge nel testo depositato alla Camera, e viene assegnato alla VIII Commissione il 24 marzo, con l'esame che parte il 1° aprile.

In parallelo la Commissione aveva già in carico due proposte alternative, la n. 2332 a prima firma di Erica Mazzetti (FI), il cui esame era partito il 10 settembre 2025, e la n. 535 del deputato Agostino Santillo (M5S). Il 29 aprile 2026 la Commissione decide di proseguire i lavori sul testo del Governo, e le altre due proposte chiudono il proprio percorso senza essere approvate.

Cosa prevede il ddl e cosa resta da definire

La delega punta a riordinare i regimi amministrativi edilizi, oggi frammentati tra decine di provvedimenti successivi al 2001, e a ridefinire il concetto di stato legittimo degli immobili. Tra i punti dichiarati nel testo figurano anche la regolarizzazione degli abusi commessi prima del 1° settembre 1967, data di entrata in vigore della legge Ponte, e criteri più uniformi su destinazione d'uso, agibilità e contributo di costruzione, la somma dovuta ai Comuni per il rilascio dei titoli edilizi.

Da maggio 2026 la Commissione ha ascoltato in audizione informale rappresentanti dell'Associazione nazionale comuni italiani, dell'Associazione nazionale costruttori edili e della Rete delle professioni tecniche, e ha ricevuto gli emendamenti depositati dai gruppi. I punti più discussi riguardano l'estensione delle sanatorie per gli immobili con difformità, il perimetro del silenzio assenso nei procedimenti edilizi e le regole sui cambi di destinazione d'uso, come riporta Edilportale.

Il termine dei dodici mesi per i decreti attuativi comincia a decorrere solo dopo che la delega avrà ottenuto il via libera definitivo del Parlamento, passaggio che a fine settembre 2026 non si è ancora concluso. Fino ad allora restano in vigore le norme del 2001, incluse le proroghe già introdotte da provvedimenti collegati come il decreto Salva Casa.

Domande frequenti

Quando entrerà in vigore il nuovo Codice dell'edilizia?

Non c'è ancora una data. Il ddl deve prima concludere l'esame in Commissione e ottenere il voto di Camera e Senato. Solo da quel momento partono i dodici mesi entro cui il Governo dovrà emanare i decreti legislativi attuativi.

Le vecchie proposte Mazzetti e Santillo sono state cancellate?

Le due proposte hanno concluso il proprio percorso parlamentare senza essere approvate, dopo che la Commissione Ambiente ha scelto il 29 aprile 2026 di proseguire i lavori sul testo del Governo. Alcuni dei loro contenuti restano comunque nel dibattito sugli emendamenti.

Chi deve seguire davvero l'iter di questo ddl?

Tecnici, imprese edili e chi ha pratiche di sanatoria o cambi di destinazione d'uso in corso, perché gli emendamenti in discussione a settembre 2026 riguardano proprio queste materie e potrebbero modificare le regole applicabili nei prossimi mesi.

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