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La lolla di riso arriva sulle facciate, nel cemento è ancora ricerca
La lolla di riso arriva sulle facciate, nel cemento è ancora ricerca
Pannelli in lolla di riso già in commercio negli USA, cenere al posto del cemento ancora in laboratorio. Dati, studi e limiti.
La lolla di riso, cioè l'involucro che protegge il chicco e viene scartato in riseria, è già in commercio come materiale da costruzione negli Stati Uniti. L'azienda Modern Mill di Fernwood, in Mississippi, la usa per produrre pannelli di facciata, profili e decking, e secondo un reportage di BBC Future del 9 ottobre 2026 i rivestimenti in lolla sono montati su centinaia di case nuove nel Paese, tra cui un complesso di condomini sciistici a Park City, nello Utah.
L'altro uso di cui si parla, la cenere di lolla al posto del cemento, si trova a un livello diverso. La sostituzione parziale, fino al 20% del cemento in un calcestruzzo, è documentata da anni in laboratorio. I leganti che eliminano del tutto il cemento sono invece proposte sperimentali, con un solo cantiere di prova in Kenya. La materia prima non manca: una rassegna pubblicata su Rice Science nel 2024 stima circa 150 milioni di tonnellate di lolla all'anno, in gran parte bruciata nei campi o smaltita.
Come si usa la lolla, dal pannello al legante
Il pannello di Modern Mill, venduto con il nome ACRE, è un composito. La lolla viene macinata, miscelata con PVC e additivi e trasformata in lastre espanse che si tagliano e si lavorano come tavole di legno. L'azienda dichiara che la lolla costituisce più della metà del prodotto e che dal 2018 ha sottratto alla discarica oltre 9.000 tonnellate di scarto. Sono dati aziendali, senza una verifica indipendente.
Il prodotto è dichiarato conforme agli standard antincendio che la California impone alle costruzioni a ridosso delle aree boschive, la cosiddetta Wildland Urban Interface. È stato questo a convincere David Fine, il costruttore che a Park City cercava un rivestimento con l'aspetto del legno, capace di resistere all'umidità della neve accumulata per mesi e con un comportamento al fuoco migliore del cedro.
La cenere sfrutta un'altra proprietà della lolla, l'alto contenuto di silice, che dopo la combustione arriva di norma all'85-95% della massa. Se la temperatura resta controllata, sotto i 700 °C circa secondo la guida tecnica dell'organizzazione Practical Action, la silice rimane amorfa, cioè priva di struttura cristallina. In questa forma reagisce con l'idrossido di calcio che il cemento libera indurendo e forma altri silicati idrati, gli stessi composti che danno resistenza al calcestruzzo. È la reazione pozzolanica già sfruttata con le ceneri volanti delle centrali a carbone. Oltre quella soglia la silice cristallizza e diventa molto meno reattiva.
Uno studio dell'Università di Malaya pubblicato su Materials Research ha misurato su 13 impasti un aumento della resistenza a compressione del 30,8% sostituendo il 10% del cemento con cenere fine, e nessun peggioramento fino al 20%. Il rapporto Making Concrete Change di Chatham House attribuisce al cemento circa l'8% delle emissioni globali di CO2, su oltre 4 miliardi di tonnellate prodotte ogni anno.
Cosa manca prima di vederla nelle strutture
Lo studio del 2025 citato dalla BBC è quello che punta più in alto. Pubblicato sulla rivista Materials da un gruppo dell'Università di Tartu e della Kenyatta University, mescola cenere di lolla, cenere di legna come fonte di calce e paglia di riso, senza cemento Portland. Gli autori lo definiscono a emissioni negative perché la calce residua assorbe CO2 durante l'indurimento, ma il paper non contiene un'analisi del ciclo di vita che quantifichi il bilancio.
Il testo presenta poi un'incoerenza. La tabella riporta resistenze tra circa 2 e 5,8 MPa a seconda del rapporto tra le due ceneri, mentre la discussione indica come miglior risultato 1,47 MPa, sotto i circa 3 MPa richiesti per i blocchi da muratura, e conclude che l'impasto avrebbe bisogno di calce o di un po' di cemento per legare. La casa di prova, costruita nel 2022 nel campus della Kenyatta University, doveva essere smontata nel 2025 per analizzarne i campioni, e gli autori rimandano i risultati a lavori successivi. Uno di loro lavora per la società estone Cellula Ltd, conflitto d'interesse dichiarato nel paper.
Anche sui pannelli il bilancio ambientale resta da misurare. Sabbie Miller, docente di ingegneria civile e ambientale alla University of California, Davis, ha spiegato alla BBC che stabilire se un materiale sia davvero a basso carbonio richiede un'analisi del ciclo di vita completa, e nel caso di ACRE il conto include il PVC. Per Miller i prodotti non portanti incontrano meno ostacoli, perché per un ingegnere adottare una nuova piastrella comporta rischi professionali molto minori rispetto a una trave. Fine riferisce un costo di posa leggermente superiore al cedro, compensato a suo dire da una manutenzione più bassa.
In Italia la lolla entra in edilizia per un'altra strada. Ricehouse, società benefit fondata nel 2016 ad Andorno Micca, nel Biellese, dall'architetta Tiziana Monterisi e dal geologo Alessio Colombo, la impiega come inerte in pannelli, intonaci e massetti con leganti a base di calce naturale, contando secondo i dati dell'azienda su circa 500.000 tonnellate di lolla prodotte ogni anno nel Paese. Nella Casa LH, in Piemonte, i pannelli di riso servono per l'isolamento termico e acustico. Valentina Savioli, che segue la comunicazione dell'azienda, ha indicato alla BBC il limite principale nella diffidenza delle imprese italiane verso i materiali poco diffusi.