Un dipinto di Henri-Paul Motte raffigura i Cartaginesi mentre impiegano elefanti durante la battaglia di Zama in Nord Africa, conclusa con la vittoria di Roma e la fine della Seconda guerra punica
Un osso di elefante datato tra IV e III secolo a.C. rinvenuto a Córdoba potrebbe rappresentare la prima evidenza archeologica diretta degli elefanti da guerra utilizzati da Annibale durante la Seconda guerra punica.
Un reperto osseo rinvenuto nel 2019 nel sito archeologico della Colina de los Quemados a Córdoba, in Spagna, è stato identificato come possibile resto di un elefante risalente all’epoca delle guerre puniche. Lo studio, pubblicato sul Journal of Archaeological Science: Reports, indica che il frammento potrebbe rappresentare la prima testimonianza osteologica diretta collegata agli elefanti impiegati dal generale cartaginese Annibale Barca durante la Seconda guerra punica.
La scoperta colma una lacuna significativa nella documentazione archeologica del conflitto tra Roma e Cartagine. Le fonti storiche descrivono in modo dettagliato l’impiego degli elefanti da guerra nelle campagne militari annibaliche, ma finora mancavano reperti scheletrici associabili con certezza a tali eventi. Il nuovo studio propone una correlazione cronologica e stratigrafica tra il reperto e le operazioni militari cartaginesi nella penisola iberica nel III secolo a.C.
Il rinvenimento è avvenuto durante indagini preventive legate alla costruzione di una struttura sanitaria nell’area archeologica di Córdoba. Gli scavi hanno documentato una lunga continuità di occupazione del sito a partire dalla tarda Età del Bronzo, con livelli stratigrafici che attestano frequentazioni successive fino all’Età del Ferro.
Tra i materiali più rilevanti emersi nei livelli più recenti figurano monete, proiettili litici per artiglieria e un piccolo osso di forma cubica lungo circa quattro pollici. L’analisi morfologica ha indicato che il frammento appartiene con alta probabilità a una porzione del piede destro di un elefante africano o asiatico, specie storicamente utilizzate come animali da guerra nel Mediterraneo antico.
Le condizioni di conservazione del reperto hanno limitato le analisi biomolecolari. Le indagini su DNA e proteine non hanno fornito risultati conclusivi, mentre la specie di elefante resta indeterminata. La datazione tramite radiocarbonio ha invece consentito di stabilire che l’animale morì tra il IV e il III secolo a.C., periodo compatibile con le guerre puniche.
La cronologia ottenuta coincide con la fase della Seconda guerra punica, iniziata nel 218 a.C. dopo l’attacco cartaginese alla città di Sagunto, alleata di Roma. Il conflitto coinvolse ampie porzioni della penisola iberica, che costituiva una base strategica per le operazioni militari di Cartagine e il punto di partenza delle campagne guidate da Annibale.
Il frammento osseo è stato rinvenuto sotto resti di muri in adobe crollati e datati al III secolo a.C., nello stesso contesto in cui gli archeologi hanno identificato dodici sfere litiche di circa tre libbre ciascuna. Tali oggetti sono stati interpretati come proiettili per lithoboloi, catapulte utilizzate nell’artiglieria antica.
L’associazione tra il reperto faunistico e materiali militari suggerisce un legame diretto con attività belliche nel sito. Questo dato rafforza l’ipotesi che l’osso appartenga a un elefante impiegato in operazioni militari durante il periodo delle guerre puniche, piuttosto che a un animale introdotto in epoche successive per altri scopi.
L’impiego degli elefanti in battaglia è attestato nella letteratura antica già nel IV secolo a.C. Dopo aver affrontato questi animali in Asia nel 326 a.C., Alessandro Magno ne introdusse alcuni nell’area mediterranea. Successivamente, intorno al 280 a.C., il re epirota Pirro utilizzò elefanti contro l’esercito romano, come riportato da Plinio il Vecchio.
Le cronache relative ad Annibale descrivono un esercito composto da circa 30.000 soldati, 15.000 cavalli e 37 elefanti da guerra. Il generale cartaginese condusse le sue truppe dalla penisola iberica verso le Alpi con l’obiettivo di entrare in Italia da nord e colpire direttamente il territorio romano. Le difficili condizioni ambientali provocarono la perdita di molti elefanti durante la marcia alpina.
Il frammento osseo rinvenuto a Córdoba non può essere attribuito con certezza a uno degli elefanti che attraversarono le Alpi, ma rappresenta la prima evidenza osteologica europea associata cronologicamente al periodo delle campagne annibaliche. La combinazione tra datazione radiometrica, contesto stratigrafico e associazione con materiali bellici costituisce un elemento rilevante per la ricostruzione archeologica delle operazioni cartaginesi in Iberia.
La scoperta offre un riscontro materiale alle fonti storiche che documentano l’impiego degli elefanti da guerra nel conflitto tra Roma e Cartagine. L’assenza precedente di resti scheletrici aveva limitato la verifica diretta delle testimonianze letterarie. Il reperto di Córdoba introduce un nuovo dato empirico nella ricerca sull’archeologia militare del Mediterraneo antico e sulla presenza effettiva di elefanti nei teatri di guerra punici.