Basilica Vetruvio (Foto del Ministero della Cultura) - buildingcue.it
Durante gli scavi nel centro storico di Fano sono stati rinvenuti i resti della Basilica di Vitruvio, un edificio monumentale progettato dal celebre architetto romano nel I secolo a.C.
La scoperta archeologica, attesa da oltre 2000 anni, è stata definita “eccezionale” dalle autorità locali e nazionali per il suo valore storico, architettonico e culturale, aprendo nuove prospettive per lo studio dell’urbanistica romana e della figura di Vitruvio stesso.
A gennaio 2026, durante gli scavi archeologici condotti in piazza Andrea Costa a Fano, in provincia di Pesaro e Urbino, sono emerse colonne monumentali riconducibili alla Basilica progettata da Marco Vitruvio Pollione, uno degli architetti più influenti dell’antichità romana.
La scoperta è stata annunciata ufficialmente dal sindaco di Fano, Luca Serfilippi, nel corso di una conferenza stampa. La conferma del ritrovamento, atteso da oltre due millenni, rappresenta un momento cruciale per l’archeologia italiana e per lo studio della città antica di Fanum Fortunae, nome romano dell’attuale Fano.
La Basilica in questione era stata menzionata nelle fonti antiche come una delle opere progettate da Vitruvio, nato proprio a Fanum Fortunae. Attivo nella seconda metà del I secolo a.C., è autore del celebre trattato De Architectura, uno dei testi fondanti dell’architettura occidentale.
Vitruvio descrive nel suo trattato non solo principi tecnici e proporzionali, ma anche criteri urbanistici e precetti architettonici applicati in edifici pubblici come teatri, templi e basiliche. L’esistenza della Basilica a Fano era stata ipotizzata sulla base delle indicazioni contenute in questo trattato, ma la sua esatta ubicazione non era mai stata individuata con certezza.
Il rinvenimento delle colonne di grandi dimensioni, assieme ad altri elementi architettonici ancora in fase di analisi, conferma la presenza effettiva di un edificio basilicale di età romana attribuibile con alta probabilità al progetto vitruviano.
La rilevanza della scoperta è stata sottolineata anche dal Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, intervenuto in videocollegamento. Il ministro ha definito il ritrovamento “qualcosa di eccezionale nella storia dell’archeologia, dell’architettura e della morfologia della città di Fano”.
Nel suo intervento ha anche tracciato un parallelismo con la scoperta della tomba di Tutankhamon, considerata una delle più importanti del XX secolo, e con quella del Lapis Niger a Roma, il monumento epigrafico più antico del Foro romano.
Secondo Giuli, la scoperta della Basilica vitruviana divide la storia della città e della ricerca archeologica in due epoche: prima e dopo il ritrovamento. Ha inoltre affermato che la giornata sarà “storica e destinata a essere riportata nei libri di storia”.
Il ritrovamento della Basilica offre nuove conferme sull’impianto urbanistico e sull’importanza di Fanum Fortunae in epoca romana. Già nota per il suo arco di Augusto e per la struttura muraria ancora parzialmente conservata, la città rappresentava un nodo strategico lungo la Via Flaminia, a ridosso del mare Adriatico.
La presenza di un edificio basilicale di tali proporzioni conferma il ruolo centrale che Fano ricopriva nell’assetto territoriale augusteo, sia come centro amministrativo che come snodo commerciale.
Le prime evidenze emerse consistono in colonne di grandi dimensioni, realizzate con materiali compatibili con quelli utilizzati nei grandi edifici pubblici di epoca augustea. Gli archeologi, coordinati dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio delle Marche, stanno conducendo rilievi stratigrafici e analisi dei reperti per comprendere l’esatta planimetria dell’edificio e la sua evoluzione costruttiva.
La morfologia degli elementi ritrovati, assieme al contesto stratigrafico e all’ubicazione coerente con quanto indicato da Vitruvio nel “De Architectura”, consente una prima attribuzione compatibile con la Basilica.
La possibilità di analizzare in situ un edificio progettato da Vitruvio rappresenta un’occasione senza precedenti per l’archeologia classica. Fino a questo momento, le teorie sull’architettura vitruviana si basavano principalmente su fonti letterarie e ricostruzioni ipotetiche.
Il ritrovamento consente ora una verifica concreta delle proporzioni, delle tecniche e dei materiali descritti nel trattato. Potrà fornire elementi di confronto con altre basiliche romane coeve e contribuire alla definizione più accurata del lessico vitruviano applicato all’architettura civile.
La scoperta apre anche scenari significativi sul piano della valorizzazione culturale e turistica. Il Comune di Fano, in sinergia con Ministero, Soprintendenza e istituzioni accademiche, ha avviato le prime riflessioni per una musealizzazione del sito che consenta l’accesso pubblico all’area archeologica, eventualmente in forma integrata con la nuova piazza.
Il recupero della Basilica potrà inoltre essere integrato in percorsi espositivi e digitali, in grado di restituire al pubblico una ricostruzione immersiva dell’edificio e del contesto urbano romano. Tali soluzioni rientrano tra le pratiche già attuate in altre città romane per la valorizzazione del patrimonio archeologico in spazi pubblici.
Il rinvenimento della Basilica di Vitruvio a Fano costituisce un punto di svolta negli studi sull’architettura romana repubblicana e augustea. Si tratta di una delle rare occasioni in cui l’attribuzione di un edificio può essere collegata con alta probabilità a un progettista identificabile, di cui sono noti i principi teorici.
La possibilità di studiare un’opera reale in relazione al corpus teorico vitruviano apre prospettive metodologiche innovative per archeologi, storici dell’architettura e studiosi dell’urbanistica antica. La scoperta rientra in un momento storico in cui la conservazione e valorizzazione del patrimonio classico diventano strumenti centrali di crescita culturale, identitaria e scientifica.