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Perché crollarono le Torri Gemelle: la risposta tecnica del NIST aggiornata 25 anni dopo
Perché crollarono le Torri Gemelle: la risposta tecnica del NIST aggiornata 25 anni dopo
Le simulazioni del NIST spiegano perché le Torri Gemelle cedettero dopo l'impatto e cosa è cambiato nei codici antincendio.
Venticinque anni separano New York da quella mattina, e la spiegazione tecnica di quello che accadde alle due torri resta più precisa di quanto la memoria collettiva abbia conservato. Il primo settembre 2026 il National Institute of Standards and Technology ha aggiornato la pagina dedicata alla propria indagine sul World Trade Center, aggiungendo il bilancio di un quarto di secolo e ribadendo che le conclusioni del 2005 non sono state modificate.
Il documento che le contiene è una raccolta di 43 rapporti per circa diecimila pagine, pubblicata il 26 ottobre 2005, alla quale si sono aggiunti nel novembre 2008 tre volumi sul crollo del WTC 7. L'indagine fu resa possibile dal National Construction Safety Team Act del 2002, la legge che per la prima volta attribuì a un'agenzia federale il potere di investigare i cedimenti degli edifici come si fa con gli incidenti aerei.
Punti chiave
Il NIST attribuisce il crollo all'asportazione della protezione antincendio dall'acciaio, causata da detriti e carburante lanciati a oltre 800 chilometri orari, seguita da incendi multipiano che portarono l'aria fino a circa 1.000 gradi.
L'acciaio non raggiunse mai il punto di fusione, che si colloca intorno ai 1.500 gradi, ma a mille gradi conservava appena il dieci per cento della resistenza a temperatura ambiente.
Il meccanismo di innesco fu l'inflessione dei solai, che restando collegati alle colonne di facciata le tirarono verso l'interno fino all'instabilità, sul lato sud del WTC 1 e sul lato est del WTC 2.
Un piano integro poteva reggere il peso statico di undici piani aggiuntivi e di soli sei applicati di colpo, contro i dodici piani sovrastanti del WTC 1 e i ventinove del WTC 2.
Le 31 raccomandazioni dell'indagine hanno prodotto oltre quaranta modifiche ai codici dell'International Code Council e quindici agli standard NFPA, dalle scale di sicurezza agli ascensori di emergenza protetti.
Il National Construction Safety Team Act del 2002, nato per il World Trade Center, è poi servito per indagare il tornado di Joplin, l'uragano Maria e il crollo delle Champlain Towers South.
Due torri costruite come tubi cavi
WTC 1 e WTC 2 avevano 110 piani ciascuna. La prima fu completata nel 1972, la seconda l'anno successivo. Lo schema statico, firmato dallo studio Skilling, Helle, Christiansen & Robertson per il progetto architettonico di Minoru Yamasaki, rompeva con la tradizione americana del telaio diffuso.
Tutta la rigidezza orizzontale stava sulla facciata. Una fitta gabbia di colonne scatolari in acciaio, 236 in totale, cinquantanove per lato, formava un tubo perimetrale che assorbiva il vento. Al centro, un nucleo con 47 colonne raccoglieva ascensori, scale e impianti. Fra i due sistemi non c'era nulla se non i solai, piastre composte acciaio-calcestruzzo appoggiate su capriate leggere, che rendevano libera una pianta di circa 3.700 metri quadrati per livello.
Quella scelta produceva uffici senza pilastri e vedute continue verso l'esterno, con finestre strette per contenere la vertigine. Produceva anche una struttura in cui ogni solaio lavorava come diaframma di collegamento fra il nucleo e la facciata. Il legame fra gli elementi è il punto che conta per capire il 2001, perché il cedimento non arrivò da dove quasi tutti se lo immaginano.
Cosa accadde nei primi secondi
Il volo American Airlines 11 colpì la torre nord alle 8.46. Il volo United Airlines 175 colpì la torre sud alle 9.02. Entrambi erano Boeing 767-200ER, velivoli circa il venti per cento più grandi del 707 preso in considerazione ai tempi del progetto.
Su quel confronto vale la pena essere precisi. Un documento della Port Authority indica che l'urto di un singolo 707 fu analizzato in fase progettuale, ma gli investigatori del NIST non hanno rintracciato i criteri né il metodo di calcolo usati allora, e hanno scritto di non poter verificare l'affermazione secondo cui una collisione del genere avrebbe prodotto solo danni locali. La frase che circola da decenni, quella sulle torri progettate per reggere un aereo di linea, poggia quindi su una documentazione che non esiste più o che non è mai stata resa disponibile.
Le simulazioni agli elementi finiti mostrano che l'impatto recise una parte delle colonne perimetrali e danneggiò alcune colonne del nucleo, mentre il velivolo si disintegrava attraversando l'edificio. La gabbia esterna redistribuì i carichi sulle colonne superstiti e le torri restarono in piedi, oscillando e poi fermandosi. Se la storia si fosse chiusa lì, oggi discuteremmo di una riparazione strutturale molto costosa.
Il vero danno riguardò la protezione passiva
L'acciaio strutturale del World Trade Center era rivestito con materiale antincendio spruzzato, quello che la letteratura tecnica chiama SFRM. Non si trattava di una vernice intumescente, ma di un rivestimento a spessore applicato a getto, il cui compito era ritardare il riscaldamento del metallo nel caso di un incendio.
Gli spessori differivano fra le due torri. Ai piani interessati dal fuoco nel WTC 2 il rivestimento era quello originale, prescritto a mezzo pollice e mediamente vicino a tre quarti di pollice. Nel WTC 2, invece, i piani coinvolti nell'incendio avevano ricevuto un intervento di adeguamento che portava lo spessore intorno ai due pollici e mezzo. La differenza non contò quasi nulla, perché i detriti dell'aereo e il carburante nebulizzato viaggiavano a oltre 800 chilometri orari e strapparono via la protezione da una porzione consistente delle strutture nella zona colpita.
Da quel momento l'acciaio era nudo davanti al fuoco. Gli impianti sprinkler, per giunta, erano fuori uso perché le colonne montanti dell'acqua correvano nel nucleo ed erano state tranciate. Anche se avessero funzionato, la loro portata di progetto copriva circa 140 metri quadrati per piano, mentre gli incendi innescati dal cherosene interessavano la quasi totalità dei circa 3.700 metri quadrati di ciascun livello coinvolto.
Perché l'acciaio non si è fuso
Nell'immagine: Sezione della facciata in acciaio, Torre Nord, piani 96-99 recuperata dal sito del World Trade Center dopo l’11 settembre 2001. Collezione del Museo Memoriale dell’11 settembre, per gentile concessione della Port Authority di New York e New Jersey. Questo pezzo d’acciaio, un tempo parte della facciata nord della Torre Nord, si trovava nel punto d’impatto in cui il volo 11 dirottato penetrò nell’edificio, tra il 93º e il 99º piano.
È l'obiezione più ripetuta da un quarto di secolo e ha una risposta netta nei rapporti. L'acciaio fonde intorno ai 1.500 gradi, mentre gli incendi di idrocarburi e di arredi non superano i 1.100. Le simulazioni del Fire Dynamics Simulator restituiscono temperature massime dell'aria nello strato caldo vicine ai 1.000 gradi. Nessun rapporto del NIST ha mai sostenuto che il metallo si fosse liquefatto.
Il punto è un altro. L'acciaio privo di protezione che raggiunge i mille gradi conserva circa il dieci per cento della resistenza che possiede a temperatura ambiente. Un elemento che perde nove decimi della propria capacità portante non ha bisogno di fondere per smettere di fare il proprio lavoro. Si deforma, si instabilizza, cede sotto carichi che il giorno prima sopportava senza problemi. La documentazione dell'indagine federale pubblicata dal NIST riporta le mappe termiche piano per piano e le curve di riscaldamento dei singoli componenti.
I solai che tirano dentro le facciate
Qui il rapporto smonta anche la spiegazione più diffusa fra gli addetti ai lavori nei primi anni, quella del cedimento a fisarmonica dei solai, il cosiddetto pancake. Le analisi mostrano che la stragrande maggioranza dei collegamenti fra capriate e colonne tenne.
Le capriate, scaldandosi, si inflessero. Restando attaccate alle colonne perimetrali, esercitarono su queste ultime una trazione verso l'interno. I pilastri di facciata cominciarono a incurvarsi, fenomeno visibile nelle fotografie scattate nei minuti precedenti il crollo. Quando la curvatura superò la soglia di instabilità, la parete cedette, sulla facciata sud nel WTC 1 e sulla facciata est nel WTC 2. Il tubo strutturale perse la propria continuità e la parte superiore dell'edificio iniziò a scendere
Il calcolo che rende il crollo inevitabile
La domanda successiva riguarda il perché la struttura intatta sottostante non abbia fermato nulla. Il NIST la affronta con un conto che chiunque abbia fatto scienza delle costruzioni riconosce.
Le sedi di appoggio delle capriate di un piano tipo avevano capacità individuali comprese fra 42 e 179 tonnellate, per un totale di circa 13.000 tonnellate per livello. Il carico effettivo in esercizio su un solaio fuori dal nucleo, quella mattina, si aggirava sulle 1.100 tonnellate. Dividendo la capacità per il carico si ottiene che un piano integro poteva reggere il peso statico di undici piani aggiuntivi. Applicando il fattore di amplificazione dinamica pari a due, valido per un carico che arriva di colpo, il numero scende a sei. Sopra il livello di innesco ce n'erano dodici nel WTC 1 e ventinove nel WTC 2.
Nessuna delle due torri aveva margine. La massa in caduta cresceva a ogni piano attraversato e la domanda sui collegamenti sottostanti aumentava di conseguenza. I primi pannelli di facciata toccarono terra dopo circa undici secondi nella torre nord e nove nella torre sud, tempi calcolati incrociando i video con i segnali sismici registrati a Palisades e calibrati sul tempo di propagazione dell'onda. Porzioni consistenti dei due nuclei, circa sessanta piani in un caso e quaranta nell'altro, rimasero in piedi altri quindici o venticinque secondi prima di collassare a loro volta.
Le ipotesi alternative e l'evidenza
L'indagine ha esaminato anche la tesi della demolizione controllata, e lo ha fatto con il materiale raccolto da oltre duecento specialisti, di cui 85 interni all'agenzia. Furono analizzati 236 pezzi di acciaio recuperati, settemila spezzoni video e settemila fotografie, oltre a più di mille interviste fra occupanti sopravvissuti e soccorritori.
Gli elementi che contraddicono quella tesi sono di tipo cronologico e osservativo. L'innesco avvenne esclusivamente ai piani colpiti e incendiati. I tempi di resistenza furono diversi fra le due torri, 102 minuti per il WTC 1 e 56 per il WTC 2, coerenti con l'entità del danno e con la velocità di propagazione del fuoco, mentre una demolizione programmata segue tempi decisi a tavolino. I sismografi non registrano alcun segnale prima dell'inizio del cedimento. Sul metallo giallo incandescente visto colare dall'ottantesimo piano della torre sud, il NIST indica le leghe di alluminio del velivolo, che fondono fra 475 e 640 gradi, ben dentro l'intervallo termico misurato.
Sul tema del termite l'agenzia è esplicita nel dire di non aver cercato residui nell'acciaio, e spiega perché lo ritenne superfluo. Servirebbero circa 59 grammi di miscela per ogni chilogrammo di acciaio da portare a 700 gradi, con la sostanza mantenuta a contatto diretto della superficie per minuti. Su centinaia di elementi strutturali si parla di molte tonnellate di materiale da collocare e innescare senza che nessuno se ne accorga.
Venticinque anni di norme riscritte
La parte dell'eredità che interessa più da vicino chi progetta oggi sta nelle 31 raccomandazioni finali. Il governo federale statunitense non ha competenza diretta sui regolamenti edilizi, che restano materia di stati e municipalità, quindi il percorso passò attraverso gli organismi privati che redigono i codici modello.
Il bilancio aggiornato parla di oltre quaranta modifiche ai codici dell'International Code Council e di quindici interventi sugli standard antincendio NFPA. Riguardano la larghezza e il numero delle scale di sicurezza, la segnaletica luminosa dei percorsi, gli ascensori di emergenza protetti e strutturalmente irrobustiti, i materiali resistenti al fuoco, la ridondanza dei sistemi di protezione attiva e la capacità della struttura di opporsi al collasso progressivo. L'edificio alto oltre 128 metri deve prevedere una terza scala, oppure ascensori utilizzabili per l'evacuazione.
Le prove sui campioni recuperati portarono anche allo sviluppo di criteri prestazionali per l'acciaio resistente al fuoco, una categoria di materiali che nel 1970 semplicemente non esisteva. Non impedisce il collasso, allunga il tempo disponibile per uscire. Sul fronte delle comunicazioni, il fallimento delle radio dei soccorritori a Ground Zero portò alla nascita della divisione Public Safety Communications Research e, più tardi, della rete FirstNet. Una rassegna del percorso normativo compiuto in questi anni si trova nel numero autunnale di NFPA Journal dedicato ai venticinque anni, uscito ad agosto 2026 insieme all'apertura dell'archivio storico dell'associazione sul World Trade Center.
Il bilancio delle vittime e una discrepanza da leggere bene
Le FAQ tecniche del NIST indicano 2.735 morti negli attacchi alle due torri, così ripartiti: 2.184 occupanti degli edifici, 129 persone a bordo dei velivoli, 343 vigili del fuoco di New York, 71 agenti delle forze dell'ordine e otto fra tecnici sanitari e paramedici privati. La pagina istituzionale aggiornata quest'anno riporta invece 2.749 vittime riferite al crollo degli edifici del complesso, dato che comprende anche quanto avvenne al di fuori delle due torri. Sono due perimetri di conteggio diversi, non due stime in contrasto.
Quello che la legge del 2002 ha fatto dopo
Il lascito meno visibile di quell'indagine riguarda gli edifici che con il World Trade Center non c'entrano nulla. Il National Construction Safety Team Act nacque per le torri, ma ha creato uno strumento permanente che il NIST ha poi impiegato sull'incendio della Station nightclub del Rhode Island del 2003, sul tornado di Joplin del 2011, sugli effetti dell'uragano Maria a Porto Rico e sul crollo delle Champlain Towers South di Surfside, in Florida, nel giugno 2021.
Un ramo laterale della ricerca ha lasciato tracce ancora più lontane dall'edilizia. Il DNA delle vittime era degradato dal calore e dall'umidità al punto da rendere inutilizzabili i marcatori forensi standard, così i laboratori del NIST, insieme alla Ohio University e a Bode Technology, svilupparono marcatori più corti capaci di sopravvivere alla frammentazione. Quei mini-marker sono oggi strumenti di routine nelle indagini penali e hanno permesso di chiudere casi che sarebbero rimasti irrisolti, in una deriva d'uso che nessuno, nell'autunno del 2001, aveva in mente. Chi volesse capire come si comportano oggi gli edifici molto alti quando la struttura fa qualcosa di inatteso può leggere l'analisi sui problemi strutturali del 432 Park Avenue di New York, dove le oscillazioni e le infiltrazioni hanno generato un contenzioso da centinaia di milioni. Sul comportamento dei materiali ad alta temperatura resta utile anche il quadro generale sulla resistenza meccanica dell'acciaio sotto carico termico.
Domande frequenti
Perché sono crollate le Torri Gemelle secondo il rapporto NIST?
Il NIST attribuisce il crollo alla combinazione fra i danni strutturali dell'impatto, la rimozione della protezione antincendio dall'acciaio e gli incendi alimentati dal carburante. I solai indeboliti si sono inflessi e hanno tirato verso l'interno le colonne perimetrali, che hanno ceduto sulla facciata sud del WTC 1 e su quella est del WTC 2.
L'acciaio delle Torri Gemelle si è fuso durante l'incendio?
No. Il punto di fusione dell'acciaio si colloca intorno ai 1.500 gradi, mentre il NIST ha misurato temperature dell'aria fino a circa 1.000 gradi. A quella soglia l'acciaio nudo conserva circa il dieci per cento della resistenza che ha a temperatura ambiente, abbastanza poco da deformarsi e instabilizzarsi sotto carico.
Quanto tempo è passato tra l'impatto e il crollo delle Torri Gemelle?
Il WTC 1 è stato colpito alle 8.46 ed è crollato alle 10.28, dopo 102 minuti. Il WTC 2 è stato colpito alle 9.02 ed è crollato alle 9.58, dopo 56 minuti. La torre colpita per seconda ha resistito meno perché l'urto avvenne più in basso e il carico sovrastante era molto maggiore.
Le Torri Gemelle erano progettate per resistere all'impatto di un aereo?
Un documento della Port Authority indica che in fase di progetto fu analizzato l'urto di un singolo Boeing 707. Il NIST non ha trovato i criteri né i metodi di quel calcolo e non ha potuto verificarlo. I Boeing 767 del 2001 erano circa il venti per cento più grandi e viaggiavano a velocità elevata.
Cosa è cambiato nelle norme antincendio dopo il crollo delle Torri Gemelle?
Le 31 raccomandazioni del NIST hanno generato oltre quaranta modifiche ai codici dell'International Code Council e quindici ai principali standard NFPA. Riguardano scale di sicurezza più larghe e numerose, ascensori di emergenza protetti, materiali resistenti al fuoco, ridondanza dei sistemi attivi e resistenza al collasso progressivo.
Il NIST ha considerato l'ipotesi della demolizione controllata delle Torri Gemelle?
Sì, e non ha trovato riscontri. Il crollo si è innescato solo ai piani colpiti dagli aerei, i sismografi non registrano segnali anomali prima dell'inizio del cedimento e i video mostrano una progressione dall'alto verso il basso. Nel 2026 l'agenzia ha confermato di mantenere le conclusioni originali del 2005.