Il governo britannico ha approvato la costruzione della nuova ambasciata cinese a Londra, un complesso da 20.000 m² presso il Royal Mint Court.
Questo complesso è destinato a diventare la più grande ambasciata d’Europa. Il progetto, oggetto di un lungo iter autorizzativo e di forti polemiche politiche e di sicurezza, si distingue per le sue caratteristiche architettoniche e per la posizione strategica nel cuore della capitale.
La nuova ambasciata della Repubblica Popolare Cinese sorgerà a Royal Mint Court, a ridosso della Tower of London e di St Katharine Docks, un’area centrale di alto valore simbolico e storico. Il sito è stato acquistato nel 2018 per 255 milioni di sterline dal governo cinese, con l’obiettivo di consolidare in un’unica sede le sette attuali rappresentanze diplomatiche dislocate nella capitale britannica.
Con una superficie di 20.000 metri quadrati, l’ambasciata sarà la più grande in Europa. Il progetto prevede la riqualificazione integrata di edifici storici con la costruzione di nuove strutture ad uso amministrativo, di rappresentanza e residenziale per il personale diplomatico.
L’intervento urbanistico è articolato in più fasi e combina elementi di conservazione architettonica con inserimenti contemporanei. Il sito di Royal Mint Court comprende una serie di edifici storici vincolati, tra cui porzioni dell’ex Zecca Reale, costruita nel XIX secolo, che verranno restaurati e riconvertiti a uso istituzionale.
La progettazione prevede un edificio principale per le funzioni diplomatiche, con uffici, sale riunioni e ambienti per ricevimenti ufficiali; spazi residenziali per circa 200 membri del personale, inclusi appartamenti di servizio e aree comuni; un sistema di cortili interni e accessi differenziati per ragioni logistiche e di sicurezza; e la connessione sotterranea tra le diverse aree del complesso, compatibile con la struttura esistente del sito.
Particolare attenzione è stata riservata all’impatto visivo del nuovo intervento sul paesaggio urbano circostante, in un’area soggetta a stringenti vincoli urbanistici e tutelata dal punto di vista archeologico e storico.
L’area del Royal Mint Court si trova al margine della City of London, in prossimità di uno snodo strategico della rete infrastrutturale e finanziaria del Regno Unito. Il sito è attraversato da tunnel sotterranei che ospitano cavi in fibra ottica utilizzati per comunicazioni sensibili tra istituzioni finanziarie della City e altre aree del paese.
Dal punto di vista urbanistico, il progetto è stato valutato in base all’impatto sulle prospettive visuali protette verso la Tower of London; sulla compatibilità con il London Plan e con il Local Plan del borough di Tower Hamlets; sull’analisi di sostenibilità ambientale ed efficienza energetica dei nuovi edifici e sugli adeguamenti alla rete viaria e ai trasporti pubblici per gestire l’afflusso giornaliero di personale e visitatori.
Il principale elemento di contesa legato al progetto riguarda le implicazioni per la sicurezza nazionale. Diversi parlamentari e organizzazioni civili hanno espresso preoccupazione circa la possibilità di utilizzo del sito per attività di intercettazione delle comunicazioni; la vicinanza a infrastrutture critiche della rete informatica britannica; e il rischio percepito per le comunità di dissidenti cinesi e hongkonghesi residenti nel Regno Unito.
MI5 e GCHQ, le agenzie di intelligence e sicurezza cibernetica del Regno Unito, hanno partecipato a tutte le fasi del processo autorizzativo. In una comunicazione ufficiale, è stato precisato che i rischi non possono essere del tutto eliminati, ma sono stati mitigati con misure tecniche proporzionate e con un piano di gestione integrato.
Il governo ha inoltre sottolineato che l’accentramento delle funzioni diplomatiche in un’unica sede rappresenta un vantaggio dal punto di vista del monitoraggio e del controllo degli accessi.
La decisione di concedere l’autorizzazione definitiva alla costruzione della nuova ambasciata ha generato un forte dibattito politico. Le principali critiche si sono concentrate su:
Le opposizioni hanno descritto la decisione come un atto di debolezza strategica nei confronti del governo cinese, mentre gruppi civici locali temono conseguenze sulla qualità della vita e sul valore degli immobili circostanti.
Tuttavia, il Planning Inspectorate ha chiarito nella propria relazione che le autorizzazioni relative alla costruzione di ambasciate devono restare “nation-neutral”, e che non è legittimo respingere una domanda urbanistica basandosi sull’identità del richiedente.
Il sito comprende diversi edifici vincolati che saranno oggetto di restauro conservativo. In particolare, sono previsti:
Le operazioni di scavo e ricostruzione saranno accompagnate da un’attività di monitoraggio archeologico continuo, vista la prossimità con aree ad alta densità di ritrovamenti storici risalenti all’epoca romana e medievale.
Secondo le stime contenute nella documentazione urbanistica, l’avvio del cantiere è previsto entro il secondo semestre del 2026, con un cronoprogramma articolato in più fasi:
Il completamento è atteso entro la fine del 2030, salvo ricorsi legali o imprevisti tecnici.
Il progetto della mega-ambasciata cinese a Londra rappresenta un cambio di scala e funzione per le sedi diplomatiche nel contesto europeo. Non solo per le dimensioni, ma per l’approccio integrato tra rappresentanza politica, logistica, sicurezza e architettura urbana.
Se da un lato il sito promette di diventare un hub centralizzato per le attività diplomatiche della Cina in Europa, dall’altro la sua realizzazione solleva questioni complesse su sorveglianza, trasparenza e governance urbana. Le risposte a questi interrogativi dipenderanno non solo dalla conformità tecnica del progetto, ma dalla capacità delle istituzioni britanniche di garantire una gestione indipendente, sicura e sostenibile dell’insediamento nel lungo periodo.