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Una nuova frana di grandi dimensioni ha colpito il territorio di Niscemi a Caltanissetta

Una nuova frana di grandi dimensioni ha colpito il territorio di Niscemi a Caltanissetta

Una nuova frana di grandi dimensioni ha colpito il territorio di Niscemi (CL) il 25 gennaio 2026, aggravando un fenomeno già attivo dal 16 gennaio.

Il dissesto, che coinvolge versanti argilloso-sabbiosi e infrastrutture critiche, ha comportato evacuazioni estese e interruzioni di viabilità primaria. L’evoluzione della frana impone un monitoraggio costante e l’adozione di misure di mitigazione a lungo termine.

Un evento franoso in progressiva estensione

La frana che ha colpito Niscemi (provincia di Caltanissetta) nella tarda mattinata del 25 gennaio 2026 rappresenta la fase più critica di un fenomeno già in atto da giorni. I dati più recenti di Polaris (Popolazione a Rischio da Frana e da Inondazione in Italia) indicano che il fronte complessivo del dissesto ha raggiunto almeno i 3 km, coinvolgendo in modo diretto la zona sud del centro abitato, in particolare l’area compresa tra il quartiere Sante Croci e la contrada Pirillo.

L’evento ha comportato l’interruzione della Strada Provinciale 10, asse viario strategico per la mobilità locale, e l’evacuazione precauzionale di circa 500 residenti, distribuiti in circa 100 edifici potenzialmente a rischio. Le autorità locali e regionali, tra cui il Dipartimento della Protezione Civile, hanno immediatamente attivato le procedure di emergenza e imposto restrizioni di accesso alle aree instabili.

La frana del 25 gennaio non è un evento isolato, bensì l’aggravamento di un movimento franoso già registrato nove giorni prima.

Le prime evidenze del 16 gennaio: innesco e caratteristiche geologiche

Nelle prime ore del 16 gennaio 2026, un primo evento franoso era stato segnalato a ridosso del centro abitato di Niscemi, generando subito preoccupazione tra le autorità e la popolazione. Secondo i rilievi effettuati dagli esperti della Protezione Civile regionale, il fronte iniziale della frana misurava circa 1,6 km, con un’estensione planimetrica pari a 1 km².

Il movimento di massa si è sviluppato in direzione ovest, verso la valle del fiume Maroglio, interessando una zona geologicamente predisposta a fenomeni di instabilità. Le unità litostratigrafiche coinvolte, prevalentemente argilloso-sabbiose, sono note per la loro vulnerabilità a frane superficiali e profonde, e sono già state soggette a eventi analoghi in passato.

Particolare rilievo è stato attribuito alla presenza di frane pregresse e calanchi, che rappresentano fattori predisponenti. In questo contesto, il dissesto del 16 gennaio è stato interpretato come un movimento di tipo complesso, con scivolamento e deformazione diffusa del versante.

Impatto sulle infrastrutture e misure emergenziali

Già nei giorni immediatamente successivi al primo evento, erano stati rilevati danni ingenti alle infrastrutture esistenti. La Strada Provinciale 12 è stata in parte dislocata da scarpate alte fino a 6-7 metri, determinando la compromissione della viabilità locale e la necessità di percorsi alternativi per i mezzi di soccorso e i residenti.

Ulteriori danni si sono manifestati alle reti di metano e fibra ottica, con potenziali ripercussioni su servizi essenziali e comunicazioni. A fronte del carattere attivo del movimento franoso, sono state predisposte evacuazioni precauzionali per una decina di abitazioni, coinvolgendo 35 persone nella zona immediatamente prossima alla frana.

Contestualmente, sono state osservate fratture estese lungo il versante instabile, con ampiezze variabili e in evoluzione. Queste deformazioni superficiali costituiscono indicatori cruciali per l’identificazione di movimenti retrogressivi, ovvero l’estensione del dissesto verso l’area urbanizzata.

Le implicazioni dell’evento del 25 gennaio

Il secondo movimento franoso, avvenuto nove giorni dopo il primo, ha comportato un’estensione significativa dell’area coinvolta. Il fronte attivo ha raggiunto una lunghezza complessiva di 3 km, investendo una porzione più ampia e densamente abitata del territorio comunale.

L’interruzione della Strada Provinciale 10 ha aggravato il quadro già compromesso della mobilità locale. L’evacuazione di circa 500 residenti e la messa in sicurezza di 100 edifici rappresentano misure precauzionali adottate sulla base delle evoluzioni osservate, in un’ottica di tutela dell’incolumità pubblica.

Secondo le dichiarazioni delle autorità regionali, tra cui il dirigente della Protezione Civile Salvatore Cocina, è in corso un’attività di sorveglianza attiva sull’intero versante, con l’impiego di rilievi topografici, droni e sensori geotecnici per monitorare l’evoluzione del dissesto in tempo reale.

Elementi di vulnerabilità del territorio

Il territorio di Niscemi è caratterizzato da una predisposizione strutturale ai fenomeni di instabilità. Le caratteristiche geotecniche dei terreni, la presenza diffusa di argille plastiche e sabbie sciolte, nonché la pendenza dei versanti e l’azione delle acque superficiali, costituiscono fattori predisponenti e scatenanti del dissesto.

Le condizioni meteorologiche delle settimane precedenti, con precipitazioni concentrate su brevi intervalli di tempo, possono aver contribuito alla saturazione del suolo e alla riduzione della resistenza meccanica dei materiali coinvolti. Tuttavia, il ruolo dei fenomeni idrologici deve essere analizzato in correlazione con l’assetto geologico e la storia dei dissesti nell’area.

Precedenti storici: la frana del 1997

Il territorio comunale non è nuovo a fenomeni di questa natura. Il 12 ottobre 1997, Niscemi fu colpita da una frana di ampie proporzioni, che interessò la parte meridionale del centro abitato. In quell’occasione furono evacuate circa 400 persone, e si registrarono danni rilevanti agli edifici e alle infrastrutture.

Quel precedente rappresenta un riferimento importante per comprendere la dinamica ricorrente dei dissesti nel territorio, e per delineare strategie di mitigazione efficaci nel lungo termine. La continuità tra eventi passati e attuali evidenzia la necessità di un approccio sistemico alla gestione del rischio geologico.

Prospettive di gestione e messa in sicurezza

Alla luce dell’evoluzione del fenomeno, sarà fondamentale adottare interventi di consolidamento e drenaggio per stabilizzare il versante instabile. Le strategie più efficaci includono:

  • la realizzazione di trincee drenanti e opere di regimazione delle acque superficiali;
  • il monitoraggio geotecnico continuativo tramite inclinometri e piezometri automatizzati.

In parallelo, le autorità locali e regionali dovranno valutare l’adeguamento degli strumenti urbanistici, al fine di evitare nuove edificazioni in aree a rischio e pianificare misure di delocalizzazione ove necessario. L’elevata esposizione del centro abitato impone infatti una pianificazione integrata della sicurezza territoriale.

Riflessioni tecniche sulla fragilità territoriale

Gli eventi di gennaio 2026 a Niscemi evidenziano l’importanza di una mappatura aggiornata delle aree a rischio di frana e della manutenzione sistematica delle opere idrauliche e stradali. Le frane in ambienti urbanizzati comportano rischi plurimi: perdita di vite umane, danni economici, interruzioni di servizi strategici.

Le politiche di prevenzione dovranno necessariamente integrare la modellazione geotecnica avanzata, l’uso di dati satellitari e interferometria radar per l’identificazione precoce dei movimenti millimetrici, e la formazione continua dei tecnici locali e dei cittadini in materia di protezione civile.

Indicazioni operative e monitoraggio in corso

Il Dipartimento regionale di Protezione Civile ha emanato indicazioni puntuali per la popolazione, invitando a non avvicinarsi alle aree interdette e a rispettare le misure di evacuazione. Nel frattempo, squadre tecniche sono impegnate nel posizionamento di sensori geotecnici e nell’elaborazione di modelli previsionali di evoluzione del dissesto.

È attualmente in fase di definizione una mappa di dettaglio del movimento franoso, utile per la progettazione degli interventi strutturali e per l’aggiornamento della cartografia ufficiale dei rischi.

L’evento rappresenta una criticità strutturale e strategica per il territorio di Niscemi, richiedendo un impegno coordinato tra enti locali, regionali e nazionali. L’efficacia della risposta dipenderà dalla capacità di tradurre le attuali emergenze in un programma organico di prevenzione e resilienza.